Di cibo e di libri: Un filo d’olio (Simonetta Agnello Hornby)

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Rubrica Di cibo e di libri

“L’idea era quella di far rivivere la cultura della tavola di casa nostra attraverso le sue ricette, fotografie d’epoca e alcune pagine ‘narrative’ per le quali avrei attinto ai nostri ricordi e ai racconti di mamma.” (Simonetta Agnello Hornby, Un filo d’olio, pag. 11)
Libro autobiografico, ambientato a Mosè, Sicilia, luogo in cui la scrittrice ha trascorso tutte le estati della sua infanzia e della sua adolescenza negli anni Cinquanta. Il racconto è un susseguirsi di ricordi legati alla famiglia e alla tradizione rurale di quel luogo. Totalmente privo di dialoghi e con un utilizzo suggestivo di alcuni termini dialettali, Simonetta Agnello Hornby racconta ciò che ha vissuto, che ha visto, che ha sentito con i suoi occhi e le sue orecchie da bambina.
A far da filo conduttore sono le ricette della nonna Maria, raccolte in un vero e proprio ricettario, corredato di numerazione delle pagine e indice, e riportate dalla sorella dell’autrice -che a Mosè ha aperto un agriturismo- nella seconda parte del libro. I sapori della Sicilia, però, non arrivano al lettore solo attraverso le ricette trascritte: quei profumi e quei ricordi scandiscono tutta la trama e spesso caratterizzano i personaggi che ne fanno parte.
Altro leitmotiv è il “filo d’olio” del titolo, che rappresenta la semplicità e al tempo stesso la preziosità di quella tradizione gastronomica rustica.
“Un filo d’olio era prezioso in qualsiasi frangente: ‘rinfrescava’ i resti e le verdure cotte in anticipo, ancora tiepide, esaltandone gli odori; faceva rinvenire lo sfincione da riscaldare; trasformava in squisite pizzette le fette di pane raffermo bagnate in acqua e latte, coperte di pomodoro pelato, pezzetti di tuma e con un nonnulla di sale pepe e origano, e poi passate velocemente nel forno caldo” (Ivi, pag. 147)
Un libro, dal mio punto di vista, senza infamia e senza lode, che se non altro ha il pregio di far assaporare le tradizioni familiari siciliane.
Tra le tante ricette ho deciso di prepararne una che mi ha colpita soprattutto per come viene raccontata nel libro: anche una famiglia aristocratica può affrontare tempi di crisi e deve adeguarsi alla vita rurale, cibandosi con i suoi prodotti e i suoi frutti.
“Per darci l’illusione di mangiare i piatti a cui eravamo abituati durante il resto dell’anno, si ricorreva ai falsi. […] La finta trippa di frittatine gialle, tagliate in strisce sottili e condite con pomodoro pelato e uno spruzzo di parmigiano, era più gustosa della trippa vera” (Ivi, pag.143)
La trippa d’uovo è un modo sfizioso e alternativo per presentare una frittata, che arricchita di salsa di pomodoro e formaggio è ancora più buona.
Nel libro potrete trovare la ricetta originale, qui di seguito la mia, che differisce dalla versione siciliana in alcuni ingredienti, avvicinandosi forse a quella romana.
Ingredienti
per 2 persone

2 uova
latte q.b.
sale q.b.
pepe nero q.b.

parmigiano grattugiato
100 ml di passata di pomodoro
olio extravergine di oliva
pecorino romano
qualche fogliolina di menta fresca

Procedimento
Sbattere le uova con una forchetta e unirvi un goccio di latte. Aggiungere sale, pepe nero e un cucchiaio di formaggio grattugiato. In una padella unta con un filo d’olio extravergine di oliva, cuocere le frittatine, che devono essere sottili. Tagliarle a listarelle e condirle con la salsa di pomodoro, preparata precedentemente facendo scaldare appena la passata con un filo d’olio, sale e menta tritata. Decorare con le foglioline di menta e servire con una grattata di pecorino romano.
Il libro
Un filo d’olio
Simonetta Agnello Hornby
Ed. Sellerio, 2011
266 pp.

 

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