La fame vien leggendo: anisin e ode su la vita ‘d campagna

anicini

Rubrica La fame vien leggendo

Ma quand s’apròssima
la stagion bela,
quand la canicola
cheus la servela,
opura a l’época
ch’as fa ‘l vendumie,
cantand an mùsica,
ciapand dle sumie
con la combrìcola
dla gent dla sapa,
l’è un sté da papa!
Tuti alegròciter
con soa botelia,
destiand la cànova,
sfojand la melia,
con nòstra tàvola
sot na nosera,
le fomne e j’òmini
setà per tera,
contand de fròtole,
mangiand d’salada,
s’fa la balada.
[Traduzione alquanto imprecisa di una piemontese che conosce poco il suo dialetto: Ma quando si avvicina / la bella stagione, / quando la canicola / brucia le teste / oppure all’epoca / in cui si fa la vendemmia, / cantando in musica, / ubbriacandosi / con la combriccola / dei contadini, / è un vivere da papa!
Tutti allegramente / con la propria bottiglia, / sfilando la canapa, / sfogliando la meliga, / con la nostra tavola / sotto un noccioleto, / le donne e gli uomini / seduti per terra, / raccontando storie, / mangiando dell’insalata, / si fa baldoria.]
anicini3
I versi sopra riportati sono tratti dall’opera Ode su la vita ‘d campagna di Edoardo Ignazio Calvo, medico e poeta civile piemontese. Nato a Torino nel 1773 e morto nel 1804, trascorse la sua infanzia a Cinzano e da ragazzo si laureò in medicina. Pare che avesse scelto la professione medica più per compiacere il padre (anch’esso medico) che per inclinazione personale, tuttavia svolse il suo mestiere sempre in modo eccelso. Nello stesso periodo della laurea iniziò a maturare le sue idee politiche, simpatizzando per gli aspetti libertari e antireligiosi della Rivoluzione francese. Fu sospettato di aver preso parte ai moti del 1797 e fu allontanato da Torino. Quando tornò in patria confermò le sue convinzioni repubblicane e giacobine. E fu in questo periodo che cominciò la sua attività letteraria: tramite la poesia e la satira parlava di politica; il suo intento era quello di istruire il popolo e proprio per questo motivo utilizzò il dialetto, diventando precursore del filone della letteratura dialettale piemontese. Tra le opere migliori, ci sono le Favole morali, scritte in terza rima piemontese, riprendendo gli schemi favolistici francesi, l’Artaban bastonà e l’Ode su la vita ‘d campagna, che affronta temi lontani da quelli che solitamente trattava, scritta in un tono allegro e senza retorica, cantando semplicemente l’amore per la vita di campagna e la felicità che ne deriva.
I versi che ho scelto per accompagnare i biscotti anicini sono proprio un tripudio di gioia e festosità e come, talvolta accade, non è un libro che mi ha ispirato una ricetta ma il contrario. Mentre impastavo il composto di questi biscotti piemontesi, avendo letto poco prima su Il grande libro della cucina albese (AA.VV., edito dalla Famija Albeisa) che gli anisin venivano preparati in Piemonte già nel cinquecento, ho pensato alle donne di una volta, che si trovavano insieme per panificare e magari facevano anche i biscotti: magari alcune preparavano proprio gli anicini. La mia mente mi ha fatto viaggiare indietro nel tempo e ricordare quell’esame di letteratura italiana che tanto mi aveva appassionata, per il quale avevo approfondito il capitolo sulla letteratura dialettale piemontese, studiando un autore che fino ad allora non conoscevo: Edoardo Calvo. E perché proprio lui? Perché ripensavo appunto all’Ode, alla gioia campestre, alla semplicità della vita agreste e un biscotto tradizionale come l’anicino si accosta bene a questa visione.

Ricetta tratta e modificata da Il grande libro della cucina albese – Quaderno di cucina (AA.VV., edito dalla Famija Albeisa)

Ingredienti
300 g di farina di grano tenero 0
150 g di zucchero
1 cucchiaio di miele
2 cucchiai di anice in semi
2 uova
1 cucchiaino di lievito per dolci

Procedimento
Montare a bagno maria (o comunque vicino a una fonte di calore), le uova con lo zucchero e il miele, finché il composto sarà leggermente tiepido e bello spumoso.
Togliersi dal fuoco e, continuando a mescolare, aggiungere la farina, il lievito e i semi di anice. Impastare bene e formare un filoncino lungo e piatto. Disporlo sulla carta da forno e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti. Tagliare il filoncino in strisce oblique (larghe circa 2 cm) e rimetterle in forno per altri 5 minuti.


Il libro
Vita e opere di Edoardo Calvo
Angelo Brofferio
Ed. Viglongo, 2004
110 pp.
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