La fame vien leggendo: tartellette “dolcenere”

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Rubrica La fame vien leggendo

La fame vien leggendo. Leggendo il testo di una canzone e ascoltando la musica.

Dolcenera è una delle canzoni più complicate di Faber, ma è anche una delle mie preferite.

Siamo nel 1972, quando un’alluvione colpisce Genova: un uomo e la sua presunta amante consumano il loro amore immaginario.
Ad accompagnare la voce solista, che racconta l’alluvione e il sogno di questo amore immaginario, un coro popolare che avverte dell’arrivo dell’onda nera di fango, pronta a devastare tutto:

Amìala ch’â l’arìa amìa cum’â l’é
amiala cum’â l’aria ch’â l’è lê ch’â l’è lê
amiala cum’â l’aria amìa amia cum’â l’è
amiala ch’â l’arìa amia ch’â l’è lê ch’â l’è lê
(Guardala che arriva guarda com’è com’è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com’è
guardala che arriva che è lei che è lei)
Il ritmo sembra allegro, è quello delle ballate popolari e il suono dei versi in dialetto conferisce un tono piuttosto gioioso. Eppure i temi dominanti sono tutt’altro che felici: da una parte l’alluvione e dall’altra la solitudine di un uomo innamorato, che aspetta invano una donna, la moglie di Anselmo, mentre lei molto probabilmente è coinvolta nell’alluvione e comunque non è nemmeno a conoscenza di questo amore.

L’uomo è innamorato in maniera talmente morbosa, da sognare di averla lì con lui, di far l’amore con lei, nonostante lei non sia presente; come se qualsiasi cosa si frapponesse fra lui e la sua amata venisse rimosso…perfino l’alluvione:

ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere
ché è venuta per me
è arrivata da un’ora
e l’amore ha l’amore come solo argomento

e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
acqua che non si aspetta altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte

Ma l’alluvione non può essere fermata, la moglie di Anselmo muore e questo sogno di un amore non consumato è così forte da sembrare quasi reale:e la moglie di Anselmo sente l’acqua che scende

dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
nel suo tram scollegato da ogni distanza
nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza
così fu quell’amore dal mancato finale
così splendido e vero da potervi ingannare. 
Per esprimere il significato di Dolcenera in una ricetta, ho scelto di preparare delle tartellette all’uva fragola coperte da una meringa morbida.
Le tartellette hanno un ripieno scuro che, quando le mordi o le tagli, fuoriesce come un’onda densa. Il tutto però è celato da una meringa bianca e soffice, che rappresenta il sogno di un amore non corrisposto, un sogno che vuole nascondere la realtà di una solitudine nera, com’è nera l’onda di fango portata dall’alluvione.

Ingredienti
per 6 tartellette:
50 g di burro
50 g di zucchero
1 tuorlo
100 g di farina di grano tenero 0
1 grappolino di uva fragola
per la meringa:
2 albumi
100 g di zucchero
20 g di acqua

Procedimento
Amalgamare il burro con lo zucchero. Incorporare il tuorlo e successivamente la farina. Impastare finché si ottiene un impasto morbido ma compatto (non impastare troppo a lungo altrimenti la pasta si “brucia”). Stendere l’impasto con il mattarello e foderare 6 tartellette imburrate.
Aggiungere gli acini d’uva fragola (un consiglio: togliete i semini prima) e cuocere in forno a 180° C per 15 minuti.
Far raffreddare le tartellette e portare la temperatura del forno a 140° C.
Preparare uno sciroppo con zucchero e acqua e portarlo alla temperatura di 120° C
Montare gli albumi a neve e solo quando sono già un po’ montati, aggiungere lo sciroppo di zucchero, a filo, continuando a montare. Con un sac à poche formare dei ciuffetti di meringa sulle tartellette. Mettere in forno e far dorare sulla superficie.


Dolcenera
Fabrizio De Andrè
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