La fame vien leggendo: torta di castagne

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Rubrica La fame vien leggendo

La nebbia gialla che si gratta la schiena alle finestre,
il fumo giallo che si gratta il muso ai vetri delle finestre
leccò con la lingua gli angoli della sera,
indugiò sulle pozzanghere negli scolatoi,
si lasciò cadere sul dorso la fuliggine dei camini,
scivolò accanto al terrazzo, fece un balzo improvviso,
e visto che era una tiepida sera d’ottobre,
si raggomitolò una volta intorno alla casa e si assopì.
(The Love Song of J. Alfred Prufrock, T. S. Eliot)
Autunno. Pomeriggi di sole tiepido. Mattine e sere di nebbia. Tanta voglia di calore e di uno di quei dolci in grado di coccolarti ad ogni morso.
Un buon libro, una fetta di torta di castagne e una tazza di tè caldo e la giornata torna a sorriderti.
Non amo particolarmente la nebbia, ma da quando, qualche anno fa, lessi questa splendida metafora nel poemetto di Eliot, ho iniziato a guardarla con occhi diversi. L’immagine di questa nebbia che, come un gatto, si struscia contro le finestre della casa e si assopisce intorno ad essa, mi ha sempre trasmesso un senso di pacatezza, di calore, di quel silenzio ovattato che si percepisce in certe sere autunnali, nonostante i temi di The Love Song of J. Alfred Prufrock siano tutt’altro che carezzevoli.
Questo poemetto, composto da Eliot tra il 1910 e il 1911 e pubblicato per la prima volta nel 1917, è un mologo drammatico. Sebbene il titolo faccia pensare a una canzone d’amore, l’amore non è per nulla il tema conduttore, perché Prufrock, che rappresenta l’autore stesso ma più in generale l’intellettuale dei primi del Novecento, non è in grado di amare ed è attraversato dalla tipica crisi di quegli anni: male di vivere, spleen (Baudelaire), incomunicabilità.
Prufrock cammina di sera per le strade di una città deprimente e discute con un interlocutore non ben identificato (simbolo dell’incomunicabilità) sulle sue insicurezze e sull’uomo moderno che, essendo incapace a vivere in maniera costruttiva ed essendo condannato all’inattività, è immorale e non potrà mai diventare un eroe.
I versi che ho riportato sono trascritti sul mio quadernetto delle citazioni, un quadernetto in cui da qualche anno riporto le frasi che più mi colpiscono durante le mie letture, quelle che non voglio assolutamente dimenticare. Forse il male di vivere e l’incomunicabilità potrebbero quasi essere letti in chiave contemporanea, perché non li vedo così fuori luogo se penso alla nostra società, tuttavia non è per quello che mi ero appuntata i versi: loro sono lì su quel quadernetto per ricordarmi quelle sensazioni di cui vi ho parlato prima e mai come in questi giorni di autunno, di primi freddi e nebbie, li ho visti adatti. E allora ci voleva un dolce semplice ma in grado di coccolarmi: una bella torta di castagne.

Ingredienti
200 g di zucchero
2 uova medie
1/2 bicchiere di olio di semi di arachide
200 g di farina di castagne
200 g di farina di grano tenero Buratto
1/2 bustina di lievito per dolci
latte q.b. per ammorbidire
zucchero a velo q.b.
Procedimento
Montare le uova con lo zucchero. Unire l’olio e continuare a montare. Incorporare le due farine e il lievito. Ammorbidire con il latte ed amalgamare bene.
Ungere una tortiera da 26 cm e versarvi il composto.
Cuocere in forno a 180° per 35-40 minuti.
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