The librarian post #4

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Rubrica The librarian post

Oggi vorrei parlare di tre libri che ho letto recentemente: sono tre racconti di vita, molto diversi tra loro, ma che ho pensato di raggruppare, avendo in comune il carattere autobiografico. Partirò da quello che mi è piaciuto di meno, che in realtà non sapevo se consigliare, perché mi ha lasciata perplessa: non mi ha particolarmente entusiasmata, dico la verità, ma forse merita di esser letto perché è scritto bene e questo, nel panorama attuale, non è così scontato.

Alto come un vaso di gerani
Giacomo Poretti

Chi non conosce Giacomo Poretti alzi la mano!
Inutile dire che io adoro il trio Aldo, Giovanni e Giacomo: sono tra i pochi comici in grado di farmi ridere, con tanto di mal di pancia e lacrime agli occhi, sempre, incondizionatamente, dall’inizio alla fine. Era inevitabile, quindi, essere attratta dal libro di Giacomino, quello che viene sempre preso in giro dagli altri due, l’intellettuale del trio, colui che sa parlare e sa di cosa parla, che elargisce citazioni colte con tanto di reazione comica di Aldo e Giovanni, il logorroico del gruppo. Quando sono andata a vedere la presentazione del libro non ho potuto fare a meno di pensare alle battute, a quello che avrebbero potuto dire gli altri due se fossero stati lì con lui. Da una parte mi “sentivo in colpa”, perché in quel momento era solo lui, Giacomo Poretti, un uomo che ha deciso di raccontare alcuni episodi della sua vita e di rivolgersi a suo figlio, il quale un giorno potrebbe farsi delle domande, potrebbe interrogarsi sul senso della vita. D’altronde però credo sia normale accostarlo al trio, perché è parte della sua vita e penso che la curiosità di leggere i suoi pensieri e le sue vicende più personali, sia dettata dal fatto che l’autore è proprio Giacomo di Aldo, Giovanni e Giacomo. Il motivo per cui son stata in dubbio se consigliarlo, qui sul blog, è che per tutto il tempo della lettura, ho faticato ad astrarre il libro da quel contesto: se l’avesse scritto uno sconosciuto qualsiasi -mi chiedevo- l’avrei letto e soprattutto mi sarebbe piaciuto?
E’ un libro semplice, pieno di sentimento, che commuove e a tratti fa sorridere, da cui si evince una certa nostalgia per il passato, ma a tratti è anche banale. E’ ben scritto, quindi forse val la pena di fare un salto in biblioteca.

Lo potete trovare nelle seguenti biblioteche
Voto assegnato su aNobii: 3 su 5
Se dovessi tradurlo in decimi: 7 su 10

Diario d’inverno
Paul Auster
Credo che nemmeno Paul Auster abbia bisogno di presentazioni: l’autore de Il libro delle illusioni, de La notte dell’oracolo, di Moon Palace, in questo memoir si racconta attaverso il corpo che ievitabilmente è segnato dal tempo, su cui ogni tratto, ogni cicatrice può parlare e riesumare un ricordo, un’emozione. Un racconto in seconda persona, un diario che però non ha nulla della struttura di un diario: non ci sono date, non ci sono episodi che vengono raccontati giorno, dopo giorno. Gli avvenimenti raccontati sono suddivisi in una sorta di categorie: le cicatrici che si è procurato sul suo corpo, le case in cui ha vissuto (ventuno in tutto, dalla nascita a quella attuale), le storie d’amore, le morti, le malattie, il cibo. La narrazione passa così dal passato più lontano a quello più recente per poi tornare al più remoto, in un susseguirsi di emozioni e aneddoti che tengono incollati alle pagine.
Lo potete trovare nelle seguenti biblioteche
Voto assegnato su aNobii: 4 su 5
Se dovessi tradurlo in decimi: 8,5 su 10

Apnea
Lorenzo Amurri
Non conoscevo Lorenzo Amurri, lo ammetto, ed è stato grazie alla trasmissione televisiva Le invasioni barbariche, condotta da Daria Bignardi, se ne ho sentito parlare per la prima volta, se sono stata attirata dal suo libro.
Lorenzo, musicista, ribelle, con un dono della scrittura che probabilmente aspettava solo di venire allo scoperto.
Lorenzo è tetraplegico a causa di un incidente avvenuto sedici anni fa, un incidente sugli sci che lo ha portato a perdere la sensibilità del corpo dai capezzoli in giù, un incidente che gli ha bloccato non solo le gambe, ma anche l’uso delle mani, quelle mani che gli permettevano di esprimersi nell’unico modo in cui riusciva davvero: suonare la chitarra.
Apnea è la sua storia dopo l’incidente, il racconto della riabilitazione, della rabbia, della disperazione, della lotta, dei dolori fisici e psicologici, del percorso fatto, con l’aiuto di amici e familiari ma soprattutto dentro di sè, per raggiungere la serenità.
E’ un libro forte, molto forte, che ti trasporta al punto di sentirti lì con lui: non lo leggi da fuori, non provi quella pena che mostriamo inconsciamente davanti ai disabili, che non fa altro che metterli in imbarazzo e farli arrabbiare, ti sembra di essere con Lorenzo, a disperarti, ad arrabbiarti, a scovare il modo di far qualche movimento da solo, a escogitare un metodo per toglierti la vita, a lottare per ottenere un pizzico di indipendenza in più, a combattere contro un carattere chiuso che rischia di far scappare la persona che ami. E ti emozioni con lui, quando lo senti più felice, quando raggiunge piccoli traguardi, quando riesce ad essere spensierato, quando finalmente raggiunge la serenità.
Uno dei libri più belli che ho letto ultimamente (se non uno dei più belli di quelli letti finora), divorato in due sere: mi è piaciuto talmente tanto che ora ne sento la mancanza…
Lo potete trovare nelle seguenti biblioteche
Voto assegnato su aNobii: 5 su 5
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