The librarian post #5

librarian

Rubrica The librarian post

Guardando un film tratto da un libro, generalmente sono (purtroppo) prevenuta e spesso rimango delusa dalla trasposizione cinematografica. Eppure essendo una grande appassionata di cinema, la curiosità di confrontare le due opere è fortissima. Tendenzialmente preferisco prima leggere il libro e poi vedere il film, ma ci sono casi in cui, per scelta o per casualità, avviene il contrario. Talvolta mi dispiace e penso che se potessi tornare indietro invertirei la rotta, altre volte invece son contenta così, perché il film mi regala delle sensazioni che il libro, il cui linguaggio è per alcuni versi più esplicito di quello cinematografico, non mi dona allo stesso modo. E allora se da un lato quando leggo non ho più la libertà di immaginare luoghi e personaggi, che ormai son segnati da ciò che ho visto sul grande schermo, dall’altro durante la visione mi emoziono, avendo la possibilità di riempire, con la mia fantasia e le mie riflessioni, quei silenzi e quei vuoti tipici di certe pellicole. A volte è bello rivedere nel libro i personaggi, che magari sul grande schermo son stati interpretati in maniera sublime, e riviverli esattamente con le stesse espressioni che hai visto sui loro volti e sui loro corpi. Il film e il libro di cui voglio parlarvi mi hanno regalato proprio queste emozioni e son felice di aver visto prima l’uno e il giorno dopo aver letto l’altro e forse il fatto che mi siano piaciuti entrambi è dovuto al fatto che la regista e la scrittrice sono la stessa persona.

[Una nota: rispetto alle altre volte, raggrupperò i due commenti in uno solo, visto che son legati tra loro]

Quando la notte
un film di Cristina Comencini

e

Quando la notte
Cristina Comencini
Marina, una mamma di un bambino di due anni, una mamma come tante, una mamma stanca, che non dorme una notte intera da quando è nato suo figlio, una mamma turbata da sentimenti contrastanti, che si sente sola, una donna nei cui confronti ci sono attese e pretese da parte di tutti, fin dal primo momento del post-parto.

Manfred, una guida alpina, un uomo burbero, scontroso, silenzioso, apparentemente misogino, ma soltanto traumatizzato da un doppio abbandono: quello della madre, quand’era bambino, e quello della moglie, che l’ha privato anche dei due figli.
E’ estate e Marina va in vacanza in una piccola località di montagna (in Trentino nel libro e sul Monte Rosa nel film), da sola, insieme al suo bimbo Marco. La casa che affitta appartiene a Manfred, il quale abita nell’alloggio sottostante e raramente si occupa dei turisti che soggiornano sopra di lui. Dal primo momento in cui Marina e Manfred si incontrano, scatta una curiosità, l’uno nei confronti dell’altra, che li porta a spiarsi a vicenda. Manfred dubita della donna, la vede assente col figlio, la considera incapace, come tutte le donne del resto, di prendersi cura di lui. Una sera accade qualcosa nell’appartamento di sopra e Manfred è costretto a buttar giù la porta per capire cosa sia successo: il bambino è a terra, ferito, con un taglio sulla testa, e Marina è nascosta in un angolo incapace di reagire. Si tratta di un incidente forse, ma Manfred dubita che sia andata realmente così e tenta in tutti i modi di farle confessare il suo segreto. Inizia a braccarla psicologicamente, con l’intenzione di stanarla attraverso i suoi punti deboli. Il legame tra loro diventa sempre più forte, in un crescendo di odio e attrazione, di sfida, di tentativi di smascherare le debolezze reciproche. Pian piano si rendono conto di avere bisogno l’uno dell’altra proprio per la forza con cui riescono a scoprire i lati bui del loro carattere e delle loro vite.
Una storia molto forte, straziante, che affronta diversi temi importanti ma soprattutto quello della maternità. La Comencini, grande scrittrice e grande regista, affronta un tabù con una delicatezza e una profondità senza eguali: non è facile parlare delle sensazioni contrastanti di una mamma, di quell’amore indescrivibile che si prova per un figlio che, di fronte a lunghi pianti che penetrano nel cervello, di fronte alle paure e ai timori, può tramutarsi in odio. Non è facile parlarne senza cadere nel luogo comune dell’inettitudine ad esser mamma o di quello della malattia psichica, ma la Comencini ha avuto il coraggio di farlo perché, come dice lei stessa in un’intervista, ogni madre può capire quello che prova la sua protagonista, senza giudicarla, senza condannarla, perché a tutte capita di sentire emozioni così contrapposte. Il passo per commettere l’irreparabile è breve e per questo bisogna parlarne, per questo bisogna uscire dal tabù secondo cui è illecito provare certi sentimenti dal momento che “esser madre è la gioia più grande al mondo”. Il marito di Marina è dolce, sembra esserle vicino, ma non la capisce, così chiude gli occhi, si fa ingannare dalle bugie della moglie ed è proprio per questo motivo che è fondamentale il ruolo di Manfred: duro, violento, mette a nudo la verità, “salvando” Marina e il suo bambino.
Il film rispetto al libro è più silenzioso, lascia molto all’interpretazione dello spettatore, merito probabilmente anche della montagna, luogo silenzioso e di meditazione per eccellenza, ma sicuramente dello stile di regia, molto vicino al thriller. Il libro racconta un maggior numero di dettagli che fanno comprendere perfettamente i pensieri dei due personaggi, pensieri che in realtà scandiscono tutto il romanzo. Il film è molto espressivo, anche grazie alla magistrale interpretazione dei due attori: una Claudia Pandolfi toccante, emozionante, eccellente, e un Filippo Timi travolgente, che si conferma ancora una volta uno dei migliori attori (se non il migliore, dal mio punto di vista) del panorama italiano. Entrambi, in un’intervista, dichiarano di essere due attori molto “fisici” e credo che questa definizione racchiuda perfettamente quanto cercavo di spiegare poc’anzi: è proprio grazie ai silenzi e alla loro espressività fisica che si riescono a far provare certe emozioni. Sono contenta di aver letto il romanzo successivamente, perché se fossi stata a conoscenza dei loro pensieri, dei particolari del passato, dell’evoluzione delle personalità, che ovviamente si evincono dalla lettura, mi sarei persa quella sensazione di suspance creata dalla magnifica regia e dalla bravura degli attori.
Potete trovare il film nelle seguenti biblioteche
Potete trovare il libro nelle seguenti biblioteche
Voto assegnato (al libro) su aNobii: 5 su 5

Se dovessi tradurlo in decimi: 9,5 su 10

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