Racconti: Salone del Libro di Torino

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Se c’è un appuntamento che proprio non posso perdere è il Salone del Libro di Torino. Ogni anno, almeno uno dei giorni in cui si svolge la fiera, devo assolutamente andarci.

Questo è il primo anno in cui c’era uno spazio dedicato alla cucina, Casa Cookbook: una notizia che ha fatto parlare, che ha attirato le critiche di chi non ne può più di sentir parlare di cibo ovunque vada e di chi ritiene che quando in una società si parla troppo di cucina c’è qualcosa che non va. Per me invece è stata una bella sorpresa perché io, da quando vado al Salone, son sempre alla ricerca di quei libri che in qualche modo legano la cucina e la letteratura, di quei libri che parlano dell’argomento che più mi sta a cuore: la contaminazione di cui vi parlo sempre. Guardando il programma, però, mi son resa conto che in realtà, in quello spazio, c’erano più showcooking che conferenze sui temi che mi interessano. E quei convegni in realtà c’erano, ma erano localizzati nelle varie sale e spazi dedicati, come è sempre stato. Insomma i contenuti che cercavo c’erano, c’erano eccome, ma contrariamente a quanto credevo erano al di fuori di questo spazio, che sembrava un angolo a sè, quasi che faticasse a legarsi con il resto. Anche l’anno scorso c’erano alcuni laboratori e discussioni a tema e credevo che quest’anno sarebbero stati radunati e portati alla ribalta in questo spazio.

E con molta probabilità è per questo motivo che alla fine, domenica, non ho passato molto tempo in quest’area del Salone. Ho preferito girare alla ricerca di libri, seguire convegni, legati al cibo ma anche no.

Tra i convegni che ho seguito, ce n’è stato uno in cui in realtà mi son trovata per caso e di cui son rimasta piacevolmente colpita: la presentazione del libro di Ferdinando Scianna, Ti mangio con gli occhi, ed. Contrasto.

In questo libro, il grande fotografo Ferdinando Scianna racconta, attraverso parole e immagini, il suo legame con il cibo, con le tradizioni, cibo come memoria ed emozione, come ricordo della sua terra, la Sicilia. Ogni cibo diventa il pretesto per far rinascere ricordi di rumori, sapori, luoghi, persone legate al fotografo. Un libro che differentemente dal solito non è fotografico, o almeno non solo: come ha fatto notare Carlo Ottaviano, il direttore editoriale del Gambero Rosso, che conduceva l’evento, è molto strano vedere il libro di un fotografo che in copertina riporta soltanto testo. La scelta non è affatto casuale, ha confermato Scianna, perché il messaggio voleva proprio essere questo: un libro che vuole trasmettere emozioni con le parole, per poi completarle con le immagini.

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