La fame vien leggendo: un abbraccio (o una lotta?) alle fragole

abbraccio

Rubrica La fame vien leggendo

Filippo Timi, attore di cinema, attore e autore di teatro. Uno di quegli attori che ti prendon l’anima e te la accartocciano e tu, spettatore, ti ritrovi lì, confuso, sconvolto, emozionato, ma felice. Felice per aver visto, felice per aver sentito.
E poi, quando scopri che quell’attore è anche un bravo scrittore, che è in grado di farti emozionare anche con la carta stampata, dopo aver letto il primo romanzo, ti ritrovi nello stand della Fandango al Salone del Libro di Torino e non puoi fare a meno di comprare il suo secondo libro. Per poi leggerlo tutto d’un fiato.
E lasciamole cadere queste stelle è un insieme di racconti sull’amore. Dimenticatevi smancerie e sviolinate, però, perché questo libro parla di amore, quello vero, doloroso e disincantato, scardinando tabù, spogliando il cuore di chi soffre per amore, di chi si fa male, per amore. Parla di sentimenti ma anche di sesso. Di cuore ma anche di corpo. Di tradimenti, di desideri soffocati. Di violenze.
Timi arriva alla mente di ogni suo personaggio, diventa un tutt’uno con i suoi sentimenti, si trasforma in ognuno di loro o forse è ognuno di loro. Donne, soprattutto donne, ma anche uomini, etero o gay, trans, cani.
E’ incredibile leggere parole così femminili in un libro scritto da un uomo.
Il primo libro era più crudo, più carnale, una sorta di autobiografia, scritta con uno stile che ricorda Bukowski e Tondelli, alternato alle parti in dialetto umbro; il secondo è più introspettivo. Se nel primo il linguaggio era più semplice e colloquiale, qui è più “maturo” e a tratti anche poetico.
E’ una guerra dolce di due mostri che cercano di incastrarsi il cuore e l’anima e il cervello.
L’uomo si strappa e i corpi perdono ogni geografia.
Non si capisce se sia un abbraccio o una lotta.
E’ una guerra l’amore.
(E lasciamole cadere queste stelle, Filippo Timi)
Allora metto insieme gli ingredienti per un dolce. Le mie mani affondano nella farina, impastano, massaggiano. Stendono la pasta: ora è lì, pronta ad accogliere il ripieno rosso-passione, per poi catturarlo arrotolandosi su se stessa. 
E’ una guerra dolce di due mostri che cercano di incastrarsi il cuore e l’anima e il cervello.
Poi lo taglio e il ripieno cerca di fuoriuscire. 
L’uomo si strappa e i corpi perdono ogni geografia.
Dopo la lotta le due metà si riabbracciano in una stretta amorosa che pare quasi violenta. 
Non si capisce se sia un abbraccio o una lotta.
E’ una guerra l’amore.
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Questo dolce è liberamente ispitato al kringle estone: solitamente ha forma di ciambella ed è farcita con cannella e zucchero. C’è poi chi aggiunge cioccolato, frutta secca oppure uvetta. A me di questa ricetta interessava l’effetto che si ottiene grazie al taglio praticato nel rotolo farcito.
Non si tratta dunque di un kringel ma di un semplicissimo lievitato dolce che, grazie all’ispirazione letteraria, ho deciso di chiamare “abbraccio (o lotta?)”, con un ripieno di confettura (express) di fragole, fragole fresche e cacao.

Ingredienti
200 g di farina manitoba
150 g di farina di farro
7 g di lievito di birra
3 cucchiai di zucchero
150 ml di latte
30 g di burro
1 uovo
per il ripieno
confettura di fragole*
cacao amaro
3-4 fragole fresche
*per la confettura (express) di fragole
100 g di fragole fresche
50 g di zucchero
1 cucchiaio di succo di limone
Procedimento
Mescolare le due farine e lo zucchero. Far sciogliere il burro in una parte del latte. Far sciogliere il lievito nell’altra parte di latte. Versare i due liquidi nel mix di farine. Impastare. Aggiungere l’uovo e continuare ad impastare finché si ottiene un composto morbido e compatto (in planetaria son sufficienti pochi minuti, a mano servono 10-15 minuti).
Coprire il panetto ottenuto con un panno pulito e farlo lievitare fino al raddoppio.
Nel frattempo pulire le fragole per la confettura, tagliarle a dadini e mescolarle con lo zucchero, in un pentolino. Aggiungere il succo di limone e portare sul fuoco. Far sobbollire per un quarto d’ora circa, il tempo necessario perché questa piccola quantità di frutta si sciolga e si trasformi in marmellata.
Pulire il resto delle fragole e tagliarle a dadini.
Quando l’impasto è lievitato, spostarlo su una spianatoia e stenderlo con un mattarello. Stendere la confettura sulla pasta, aggiungere i pezzi di fragole fresche e completare con una spolverata di cacao amaro.
Avvolgere la pasta su se stessa, partendo dal lato più lungo. Tagliare il cilindro nel senso della lunghezza, lasciandolo attaccato da un’estremità. Formare una treccia con le due parti.
Disporre la treccia così ottenuta in uno stampo per plumcake, precedentemente imburrato.
Far lievitare nuovamente fino al raddoppio e cuocere in forno a 180° per 30 minuti circa.

Il libro
E lasciamole cadere queste stelle
Filippo Timi
Ed. Fandango, 2007
pp. 288
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