La fame vien leggendo: un’altra canzone dei Baustelle

picips

Rubrica La fame vien leggendo

“PICIPS” CON CREMA DI PEPERONI CONFIT E BRICIOLE ALLE ACCIUGHE
ISPIRATI A NESSUNO, BAUSTELLE
Non credo alla Bibbia. Mi chiedo perché
dovrei consultarla: offende gli dei.
Non prego la chiesa il fetore che fa.
Non credo nel cielo e nemmeno all’inferno,
e non so distinguere il bene dal mare
che nutre Cariddi di voracità.
Non credo al mercato: produce demenza,
così com’è falsa la beneficenza.
Diffido del saggio e di quello che sa.
Finisce l’erba e l’acqua scola.
Un bimbo chiede come mai
fiorisca il cardo di viola;
poi, fra le viole, sceglie te.
Perciò stanotte dormi qui,
che non esiste oscenità.
Freghiamo la pornografia.
E dammi figli e verità,
e sesso orale e santità.
Non mi resta più nessuno tranne te.
Io credo nel caos e nella violenza:
guardate le spiagge, guardate la fame
e il figlio di troia che appalta la Rai.
Io credo nel peggio che deve arrivare,
nell’ego dei calcoli dei governanti.
E quindi mi servono armi, lo so.

E allora li cerco in amori di stelle
– ma anche fra croci e fra cassaintegrati
i muscoli magri da cerva che hai.

Arrivi e dici dolcemente:
“che vecchio stupido che sei”.
Ed accarezzi con la mente
le rughe che ti regalai.
E vieni a vivere con me
un mondo atroce, vieni qua
a sopportarne la follia.
Dammi figli e oscenità
e tenerezza e dignità.
Non ho amato mai nessuno come te.

Nessuno è il secondo singolo di Fantasma: anche in questa canzone il tema è quello che fa da leit motiv, come raccontavo nell’altro post sui Baustelle, in tutto l’album, il tempo. Nessuno è una specie di credo, ma un credo violento, negativo, che contrappone il nostro periodo storico, guasto e alterato, a una speranza d’amore, a una ricerca di innocenza. Nel video, diretto da Gianluca Moro e Daniela Natali, questa antitesi si esprime attraverso una sorta di funerale-gioco, che Francesco Bianconi paragona a “un funerale della giovinezza”, uccisa nella sua innocenza proprio dai tempi malandati. E allora se da un lato Nessuno è una visione dura della realtà, dall’altro diventa un canto di speranza, speranza di ritrovare quell’innocenza perduta.
Protagonisti di questo piatto sono i pici, che invece di esser cotti in acqua come di consueto, vengono fritti: da qui il nome picips, facendo il verso a chips, cibo che in qualche modo è emblema del fast food, di un modo di nutrirsi che rappresenta perfettamente la società in cui viviamo, il mondo corrotto che viene denunciato in questa canzone. Eppure si tratta di un nome ingannevole, perché ad essere fritti sono i pici: pasta fresca, preparata con lentezza, pazienza e amore, ricetta antica e tradizionale. I picips assumono un’accezione “negativa” soltanto in apparenza e le briciole sparse sul piatto sembrano voler riprodurre la distruzione, ma in realtà anche grazie a quel cuore rosso di peperoni, che s’intravede sul fondo del piatto, al verde della foglia di basilico e alla nota di freschezza data dal limone, tutto l’insieme vuole farsi simbolo di speranza e di innocenza.

Ingredienti per 4 persone 
per i pici (ho usato questa ricetta):
100 g di farina di grano tenero 0
50 g di semola rimacinata
1 cucchiaio d’olio extra vergine di oliva
1 pizzico di sale
acqua q.b.
olio di semi di girasole per friggere
per la crema di peperoni confit:
2 peperoni quadrati rossi
1 cucchiaino di zucchero
1 pizzico di sale
olio extravergine di oliva
1 goccio di succo di limone
per le briciole:
1 pezzo di pane raffermo
3-4 filetti di acciughe
scorza grattugiata di un limone (non trattato)
olio extravergine di oliva
per completare il piatto:
4 foglie piccole di basilico

Procedimento

Pulire i peperoni, privarli dei semi e dei filamenti bianchi, tagliarli a striscioline e disporli su una teglia con un filo d’olio evo. Condire con lo zucchero e il sale e far appassire in forno a 125° per un’ora e mezza circa.
Mescolare le due farine. Unire l’olio, il sale (poco) e lentamente l’acqua, incorporando la farina poco per volta. Impastare per una decina di minuti, finché si ottiene una palla liscia e morbida. Coprire con la pellicola e far riposare per mezz’ora.
Tagliare un pezzo di pasta, stenderlo con il mattarello ad uno spessore di 1 cm e tagliare delle striscioline larghe 1 cm. Filare i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e stirandola verso l’esterno. Far rotolare il picio nella semola di grano duro, perché non si attacchi agli altri.
Quando i peperoni sono pronti, frullarli con qualche goccia di succo di limone. Tenere in caldo.
In una padella scaldare un filo d’olio evo, sciogliervi le acciughe ed aggiungere il pane raffermo sbriciolato: far tostare ed insaporire con la scorza di limone grattugiata.
Far friggere i pici in abbondante olio ben caldo e scolarli su carta assorbente.
Sul fondo del piatto disporre un cucchiaino di crema di peperoni, adagiarvi sopra una porzione di pici fritti e completare con le briciole alle acciughe. Decorare con una fogliolina di basilico.
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