La fame vien leggendo: una passeggiata nel bosco

bosco

Rubrica La fame vien leggendo

“Ma la nonna abitava fuori, nel bosco, a una mezz’ora dal villaggio. E quando giunse nel bosco, Cappuccetto Rosso incontrò il lupo. Ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura.”
(Cappuccetto Rosso, Fratelli Grimm)
“Ascolta marito mio, domattina all’alba prendi i due bambini, dai a ciascuno un pezzetto di pane e conducili fuori in mezzo al bosco, nel punto dov’è più fitto; accendi loro un fuoco, poi vai via e li lasci soli laggiù. Non possiamo nutrirli più a lungo.”
(Hansel e Gretel, Fratelli Grimm)
Il bosco nell’immaginario letterario è da sempre luogo selvaggio, pericoloso. In tutte le fiabe è presente un bosco ed è sempre luogo insidioso, dove si fanno brutti incontri, dove ci si perde o si viene abbandonati. Il bosco però è anche il luogo puro per eccellenza, ricco di fascino e suggestione. Simbolo di primitività, va a contrapporsi con la civilità e la cultura e a causa di questo archetipo diventa, nella letteratura per l’infanzia, territorio pericoloso.
Talvolta, pur rimanendo fedele al topos e presentandosi inizialmente con tutte le sembianze del pericolo, il bosco può riservare una sorpresa positiva:
“Intanto la povera bambina era tutta sola nella grande foresta, e aveva tanta paura che temeva anche le foglie degli alberi e non sapeva cosa fare per porsi in salvo. Allora si mise a correre e corse sulle pietre aguzze e fra le spine; le bestie feroci le passavano accanto, ma senza farle alcun male. Corse finché‚ la ressero le gambe; sul far della sera, vide una piccola casetta e vi entrò per riposarsi. Nella casetta ogni cosa era minuscola ma straordinariamente linda e aggraziata. C’era un tavolino ricoperto da una candida tovaglietta e apparecchiato con sette piattini: ogni piattino aveva il suo cucchiaino, sette coltellini, sette forchettine e sette bicchierini. Lungo la parete, l’uno accanto all’altro, c’erano sette lettini, coperti di candide lenzuola.”
(Biancaneve, Fratelli Grimm)
Nella letteratura antica il discorso si faceva più ambiguo e il bosco, in quanto primitivo, era visto spesso come luogo di autentico piacere, come locus amoenus, dove l’uomo ritrova la parte più istintiva di sé e vive individualmente e non in gruppo, come invece avviene nella civiltà.
Locus che ritorna in Boccaccio (ad esempio in Chiare, fresche e dolci acque) e in altri autori di epoca moderna, finché nel Settecento viene smitizzato e diviene luogo negativo, perverso, mortale.
Nella letteratura contemporanea, il bosco diventa luogo desiderato, perché pressoché sconosciuto, in contrapposizione al caos della città: l’inquinamento e la spersonalizzazione della grande città da un lato e la natura del bosco dall’altro. Pensiamo a Marcovaldo di Italo Calvino, tutto incentrato sul bisogno che ha un uomo di città di ritrovar se stesso in un ambiente rurale o selvaggio.
“Ai lati dell’autostrada, i bambini videro il bosco: una folta vegetazione di strani alberi copriva la vista della pianura. Avevano i tronchi fini fini, diritti o obliqui; e chiome piatte e estese, dalle più strane forme e dai più strani colori, quando un’auto passando le illuminava coi fanali. Rami a forma di dentifricio,di faccia, di formaggio, di mano, di rasoio, di bottiglia, di mucca, di pneumatico, costellate da un fogliame di lettere dell’alfabeto.
– Evviva! – disse Michelino, – questo è il bosco!”
(Il bosco sull’autostrada, in Marcovaldo, Italo Calvino)
Come far entrare in un piatto il bosco? Sia in maniera simbolica, sia attraverso l’estetica della presentazione, sia con ingredienti che sappiano di autunno e quindi proprio di bosco.
Ho pensato a un dolce, una passeggiata nel bosco, che vuole racchiudere in sè tutti gli elementi che lo caratterizzano: il fascino e il piacere del locus amoenus, il pericolo percepito nelle fiabe, il bisogno di riconciliarsi con la natura selvaggia.
Ho cercato di ricreare questi aspetti, attraverso i colori e le composizioni: la terra, cupa; un po’ di verde ricoperto dalla brina, fredda; una castagna caduta sul terreno, solitaria; il soffice del budino che rappresenta il sogno e il piacere.

Ingredienti
per la panna cotta ai cachi (6 budini monoporzione):
200 ml di panna fresca
100 ml di latte fresco intero
2 cachi (misura della polpa frullata: 200 ml
60 g di zucchero
8 g di colla di pesce in fogli
per la terra:
50 g di cioccolato fondente (60% cacao)
una decina di castagne lesse*
per le castagne glassate al cioccolato:
6 castagne lesse*
50 g di cioccolato fondente (60% cacao)
*per le castagne lesse:
castagne di grosse dimensioni (ancora meglio Marroni)
sale grosso
1 foglia di alloro
per il rosmarino cristallizzato:
3-4 rametti di rosmarino
50 g di zucchero
1 goccio di acqua

Procedimento

Mescolare in una pentola la panna, il latte, lo zucchero e la polpa frullata dei cachi, previamente lavati e pelati. Ammorbidire la colla di pesce in acqua fredda. Portare la pentola sul fuoco e portare a leggera ebollizione: a questo punto aggiungere la colla di pesce strizzata e farla sciogliere. Spegnere il fuoco e versare il composto negli stampini monoporzione. Far raffreddare e rapprendere per 3-4 ore.
Lavare le castagne e metterle in ammollo per vedere se ce ne sono di guaste: quelle che vengono a galla sono da eliminare. Mettere le castagne buone in una pentola e coprirle con acqua. Aggiungere una presa di sale grosso e una foglia di alloro. Far cuocere a fuoco moderato per 45 minuti.
Pelarle, togliendo prima la buccia spessa e poi la pellicina. Cercare di ricavare almeno 6 castagne intere (con i marroni, che non hanno pellicine che dividono la polpa della castagne, questa operazione è molto più semplice).
Sciogliere 50 g di cioccolato a bagno maria e glassare le castagne intere. Metterle su una griglia ad asciugare.
Prendere le altre castagne e tritarle nel mixer, finché si ottiene una specie di farina molto grossolana. Tritare anche il resto del cioccolato nel mixer. Unire castagne e cioccolato e miscelare bene.
Lavare il rosmarino e dividerlo in piccoli ciuffi. Preparare un caramello a 110° con lo zucchero e un goccio di acqua: quando è pronto, versarvi il rosmarino. Prelevare i ciuffi con una pinza e riporli su carta da forno in modo che si asciughino.
Nel piatto disporre (come illustrato in foto) la terra di castagne e cioccolato, la panna cotta ai cachi, una castagna glassata al cioccolato e il rosmarino caramellato.
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