The librarian post #8

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Rubrica The librarian post

Spesso mi raccomando di non vedere un film tratto da un romanzo, finché non ho letto il libro. Eppure altrettanto spesso ci casco e vado al cinema prima di mettermi a leggere.
Talvolta la scelta non si rivela così negativa, altre volte mi dispiace perché mi chiedo che percezione avrei avuto del libro se non avessi visto il film prima.
Come dio comanda è un libro che volevo leggere da quando è uscito, ma per una serie di motivi ho sempre rimandato. Quando Salvatores ha girato il film, ho voluto aspettare, però l’anno scorso, spinta dalla passione che nutro per l’attore protagonista del film, mi son lasciata tentare e l’ho guardato. Ad ottobre poi ho letto il libro dell’attore, Filippo Timi, dedicato proprio alla sua esperienza di recitazione in questo film. Un mese fa ho letto il romanzo di Ammaniti (finalmente). L’altro ieri ho rivisto il film.
Ora, con il senno di poi, non posso far altro che consigliare l’ordine “romanzo di Ammaniti-film di Salvatores-libro di Timi”. In ogni caso tenetevi il libro di Timi per ultimo, perché da un lato è necessario aver visto il film per comprendere alcuni retroscena narrati dall’attore, dall’altro si rischia di avere molte anticipazioni sulla trama.


Come dio comanda
Niccolò Ammaniti

Siamo in un paesino industrializzato, in un non meglio precisato nord Italia, una sorta di non luogo caratterizzato soltanto dalla strada provinciale, dalla pianura umidiccia e dalle industrie e il centro commerciale. Rino Zena è un giovane padre che cresce da solo (la madre se n’è andata) il figlio tredicenne, Cristiano. Un uomo violento, con idee neonaziste, che beve e non ha un lavoro fisso. Al figlio insegna a vivere sempre in allerta verso il prossimo e lo istiga a difendersi usando la violenza e le armi. Eppure ama Cristiano più di qualsiasi altra cosa al mondo e la sua più grande paura è che l’assistente sociale (Beppe Trecca) glielo porti via. Allo stesso modo Cristiano ama suo padre: fondamentalmente è turbato dalla sua violenza, è consapevole dei suoi difetti, ma a tratti condivide i suoi pensieri e soprattutto gli vuole bene e non vuole assolutamente dividersi da lui.

Due amici li affiancano sempre nella loro quotidianità: Danilo Aprea e Corrado Rumiz, chiamato da tutti Quattro Formaggi. Due personaggi anch’essi difficili, carichi di problemi, con trascorsi che li hanno portati a una vita fatta di squallore, ma fedelmente legati agli Zena.
Un libro difficile, doloroso, violento, ma pieno d’amore, nonostante tutto. Pieno d’amore di un padre verso un figlio e di un figlio verso il padre. Un amore per cui entrambi sono disposti a combattere con le unghie e con i denti. Rino e Cristiano sono in costante sfida con il resto del mondo, sembrano sempre sull’orlo di un precipizio, ma il loro rapporto è talmente forte che non cadono giù, ed è evidente che se dovesse succedere precipiterebbero insieme.
Un libro che si potrebbe far rientrare nel genere pulp, ma dalla critica è anche stato paragonato a Dickens, per le reazioni di orrore e pianto che trasmette al lettore. Terribilmente duro, rappresenta una vita di squallore, ma proprio per quel legame tra padre e figlio diventa a suo modo una storia positiva.
Un romanzo scritto in uno stile crudo come lo è il soggetto, con personaggi ben disegnati e incastrati perfettamente nella trama, una trama che, secondo Quattro Formaggi, è stata comandata da Dio.
Lo potete trovare nelle seguenti biblioteche

Voto assegnato su aNobii: 5 su 5


Come dio comanda
un film di Gabriele Salvatores
Credo che dopo aver letto il libro valga assolutamente la pena vedere questo film, anche se la prima volta non mi ha così soddisfatta. Il libro è decisamente meglio, è più profondo, c’è più spazio per comprendere i personaggi e la loro storia. Tuttavia credo che nel complesso sia un buon film.
La regia di Salvatores utilizza un linguaggio adatto a ciò che deve narrare; le inquadrature, le luci, le ambientazioni e i suoni comunicano molto di quello che è il romanzo di Ammaniti.
Il cast è perfetto: gli attori oltre che molto bravi sono stati scelti perfettamente per le varie drammaticità che dovevano rappresentare.
Filippo Timi interpreta magistralmente Rino Zena, con le sue mille sfaccettature: Timi è un attore molto espressivo, con il viso, con il corpo e con la gestualità e proprio grazie a queste caratteristiche è riuscito a rendere i sentimenti contrastanti di un padre violento ma comunque premuroso verso il figlio, crudele ma al contempo amorevole.
Alvaro Caleca con il suo viso serio rappresenta perfettamente l’adolescente introverso e problematico quale è Cristiano.
Elio Germano recita la parte di Quattro Formaggi, questo personaggio che a tratti potrebbe apparire come una macchietta ma in realtà ha un psicologia molto profonda e articolata: non avrei potuto pensare a un altro attore migliore per questa complessità.
Anche Fabio De Luigi, che interpreta l’assistente sociale, inizialmente mi faceva sorridere, perché lo ripensavo nelle sue tipiche gag comiche, ma tutto sommato non è stata una scelta sbagliata: il personaggio Beppe Trecca è un uomo comune, che dovrebbe essere il traino positivo della storia, eppure fa e pensa cose negative pure lui. Trecca è un uomo mediocre, di una banalità quasi disarmante, ma la sua storia fa tenerezza: nel film non c’è spazio per la sua storia, appare solo come rompiscatole e severo e probabilmente ci voleva proprio un attore che suscita tenerezza e simpatia, grazie ai personaggi da commedia che generalmente interpreta, per non cadere nel luogo comune dell’assistente sociale cattivo.
Ciò che non mi convince di questo film è la sceneggiatura, molto esile rispetto al libro, che lascia molti dubbi, tralascia personaggi e storie e quindi assembla parti, che nel romanzo sarebbero distanziate tra loro, in scene uniche. Dopo aver letto il libro e rivisto il film, non ho gradito particolarmente il finale (tranquilli, non ho intenzione di svelarlo), perché se nel romanzo c’è un percorso interiore di Cristiano, al termine del quale lui capisce suo padre e ciò che è successo, nel film c’è una consequenzialità dove sono fatti e oggetti a portare Cristiano verso la consapevolezza e la comprensione.
In ogni caso è un film che merita di esser visto, anche solo per la bravura degli attori e del regista.
Lo potete trovare nelle seguenti biblioteche

Peggio che diventare famoso
Filippo Timi
Se siete appassionati di cinema, se vi incuriosisce scoprire i retroscena di un film, se volete scoprire quelli del film Come dio comanda; se volete sapere cosa c’è dietro il lavoro di un attore, le difficoltà di preparare un personaggio; se semplicemente stimate Filippo Timi come attore e come scrittore, allora leggete Peggio che diventare famoso.

Questo libro è una specie di diario, in cui Timi si racconta, si mette a nudo come persona, con i suoi difetti e le sue debolezze (come già aveva fatto nel suo primo romanzo Tuttalpiù muoio), con la sua irrequietezza e inquietudine, e come attore, con tutti i dubbi, le difficoltà e le incertezze che possono celarsi dietro la preparazione di un personaggio difficile come quello di Rino Zena.
Come è nel suo stile, momenti ironici si alternano a passi di grande malinconia; irriverenza e delicatezza si mescolano, dando luogo a una scrittura scorrevole, intensa, in grado di far provare al lettore le sue stesse emozioni contrastanti.
Ho amato questo libro perché da un lato mi ha fatto apprezzare e capire il film Come dio comanda, che come vi dicevo prima non mi aveva convinta al primo approccio, dall’altro mi ha fatto comprendere ancora di più come faccia questo attore ad emozionarmi così tanto, ogni volta.
“Quando l’obiettivo arriva sui miei occhi, voglio…voglio far piangere, voglio che tutti si sentano spogliati…nudi.
Voglio far tremare lo stomaco alla gente.
Voglio farmi scomparire la faccia dalla faccia. Voglio che le persone guardandomi vedano un temporale e il fuoco e sentano l’odore del sangue e l’acido del sudore. Voglio che le parole che mi escono dalla bocca arrivino direttamente alla pelle.
Lo potete trovare nelle seguenti biblioteche
Voto assegnato su aNobii: 4 su 5
Se dovessi tradurlo in decimi: 8 su 10
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