Assaggiando Godot: un dolce Skianto

skianto

Rubrica Assaggiando Godot

“Siamo stelle filanti. Un soffio d’amore ci dà l’abbrivio di pochi metri di vita; un volo patetico fra ridolini e trombette e poi si cade a terra pronti per essere calpestati e scolorire nella memoria.
È la bocca murata. È il racconto di un ragazzo disabile che ha il cancello sbarrato. Io spalanco quella bocca in un urlo di Munch. Gli esseri umani sono disabili alla vita. E siamo tutti un po’ storti se ci confrontiamo alla grandezza della Natura. Esiste una disabilità non conclamata che è l’isolamento, l’incapacità di fare uscire le voci.” (F. Timi)

Se c’è un attore in grado di farmi provare ogni volta emozioni forti, strappandomi il cuore, di gioia e di dolore, quello è sicuramente Filippo Timi.
Domenica scorsa, al Teatro Franco Parenti di Milano, ho visto il suo ultimo spettacolo, Skianto, un monologo che, perfettamente nel suo stile, alterna momenti ironici e pop ad altri drammatici, riuscendo a far sorridere, poi piangere, poi di nuovo ridere e poi ancora piangere. Sono sentimenti veri, lontani dall’irritante pietà, dal politicamente corretto, che solitamente accompagnano il tema dell’handicap.
Skianto è la storia di un bambino, Filippo, nato con la scatola cranica sigillata, un bambino che non può controllare i movimenti e la parola, ma dentro di sè parla, canta, corre, balla, pattina, prova emozioni che dentro quel corpo bloccato diventano eplosive, strappano la carne che le contiene, rompono le ossa del cranio che le imprigiona, si “skiantano”. In una scenografia grigia, una palestra chiusa, com’è chiusa la testa, Filippo pedala su una cyclette, balla, fa acrobazie, va sui pattini a rotelle, canta, racconta, ride, piange, urla, si arrabbia, parla di desideri, di sogni. Le luci che, come la k del titolo, richiamano gli anni ’80, i video di tanto in tanto proiettati sulle piccole finestre della palestra, i costumi, dal pigiama al completino pantaloncini e canotta di Topolino, dal costume da cow boy al travestimento da pony rosa, sono in contrasto con quel grigiore, perché i sogni sono colore, sono vita, perché dentro di lui c’è vita, nonostante il dolore.

Da uno spettacolo del genere non si può certo uscire indifferenti: solo 80 minuti, ma di un’intensità incredibile; risate e lacrime si alternano e, intrecciandosi con la voce e la chitarra del bravissimo Andrea Di Donna (che meriterebbe un capitolo a parte), non lasciano molto spazio per il resto: per la riflessione c’è tempo, quando si è sulla strada di casa. I suoi spettacoli sono un vortice, anzi uno skianto, di emozioni e -non so se il mio sia un giudizio soggettivo o se possa essere condiviso- solitamente mi faccio trasportare, per poi fermarmi a pensare in un secondo momento.
Come dico spesso, non amo scrivere recensioni e vista la mia natura emotiva, difficilmente sarei capace di farlo, tanto più che di recensioni vere ne han già scritte molte (e anche belle) e in tante ho trovato qualcosa su cui ho riflettuto anche io. Ripetere ciò che è già stato detto sarebbe inutile, quindi sono solo sensazioni e personalissimi commenti quelli che posso lasciare su queste mie pagine virtuali. E per farlo mi servo di quella che più volte ho definito l’unica maniera in cui sono in grado di esprimermi davvero, il mio modo di raccontarmi e di raccontare: la cucina.
L’ispirazione che dal teatro mi ha portata ai fornelli è arrivata subito, il giorno dopo, forse perché l’istinto mi diceva di raccontare quel che avevo visto e quel che avevo provato: dovevo tradurre in un piatto la chiusura, lo skianto e i colori della vita interiore di quel ragazzino, che fuori non può muoversi come vuole, ma dentro è tutta ‘n’ acrobazia!

“E io… meno male che nessuno me sentiva, me la cantavo a squarciagola, madonna, come me piaceva cantà… ma da fori qualcosina scappava perché ogni volta che la cantavo forte forte la mi mamma me portava in bagno a cacà… Io da grande, pensavo quand’ero cinino, si mai divento normale vojo fa ’l ballerino. Prima volevo fa ’l cantante, ma visto che ogni volta che ce provavo la mi mamma me portava a cacà, ho capito che ’n dovevo esse troppo intonato, e si nasci rotondo non pòi morì quadreto… Ma ballà era tutta ’n’altra cosa… le gambe non le controllavo ma dentro, madonna, quanti balli me so’ fatto… Quanti!
Dentro ero tutta ’n’acrobazia!

La chiusura è rappresentata da uno strato di caramello al cacao, steso sottile e rotto grossolanamente a formare una cialda irregolare, che copre un bicchiere, contenente il dolce: chi mangia deve partecipare allo skianto, per capire quello che c’è sotto, per comprendere davvero il dessert che sta per mangiare. La curiosità dev’essere come a teatro, quando il sipario si alza e lo spettacolo sta per cominciare. Il sipario in Skianto è semi-trasparente e già si intuisce ciò a cui si sta per assistere: ho voluto richiamare anche questo aspetto, utilizzando un bicchiere, che permette di vedere cosa si cela sotto quella cialda. Per vivere lo spettacolo e la degustazione, però, il sipario deve alzarsi e la cialda deve rompersi.

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E sotto quel colore cupo della cialda, si trovano colori allegri, sapori contrastanti, giochi di consistenze, carnevale, vita! Dentro il bicchiere ora c’è quell’acrobazia che muove l’anima di Filippo.
Mousse al cioccolato bianco, in quattro variazioni: una all’arancia, una al kiwi, una al mirtillo rosso essiccato, una all’arachide.
Dolce, acido, sapido, amaro.
Dentro ero tutta ‘n’acrobazia!

Ingredienti
per 2 persone
per le mousse:
100 g di cioccolato bianco
200 g di panna fresca
2 arance siciliane
2 kiwi
2 cucchiai di arachidi tritate finemente
2 cucchiai di mirtilli rossi essiccati tritati finemente
1 arancia, 1 kiwi, mirtilli rossi e arachidi per decorare
per la cialda:
100 g di zucchero
25 g di acqua
1 cucchiaio di cacao amaro

Procedimento
Spremere le arance e frullare il kiwi. Filtrare entrambi i liquidi e metterli in due pentolini. Portare sul fuoco e ridurre i due succhi. Far raffreddare.
Sciogliere il cioccolato bianco a bagnomaria, mescolando di tanto in tanto con una spatola di gomma. Raggiunta la temperatura di 45° C, togliere dal fuoco e aggiungere metà della panna, portata ad ebollizione. Mescolare dal centro verso l’esterno con una spatola di gomma, in modo da formare un’emulsione. Far raffreddare ed unire al resto della panna, semimontata.
Dividere il composto in quattro ciotole e mescolare le quattro parti con ognuno degli ingredienti che le andranno a caratterizzare: una con la riduzione di arancia, una con il kiwi, una con il trito di arachidi, una con il trito di mirtilli rossi.
Coprire con pellicola e far raffreddare in frigo per 3 o 4 ore.
Nel frattempo preparare la cialda di caramello: mettere l’acqua, lo zucchero e il cacao in un pentolino, mescolare con un cucchiaio e portare sul fuoco. Cuocere finché il caramello raggiunge la temperatura di 140° C. Versare il caramello su un pezzo di carta da forno e stenderlo il più sottile possibile. Far raffreddare, dopodiché ricavare due cialde irregolari, spezzandolo con le mani (ma facendo molta attenzione, perché si rischia di romperlo in molti pezzi piccoli anziché in due parti grosse).
Mettere le quattro mousse in due bicchieri e decorare con spicchi di arance pelati a vivo, pezzi di kiwi, arachidi, mirtilli rossi essiccati. Coprire i bicchieri con le cialde e servire, invitando i commensali a rompere il caramello con il cucchiaino.

Note sulla ricetta
– La mousse al cioccolato è preparata con il metodo ganache, meno usato rispetto alla meringa italiana (adatta per la frutta) o alla pate à bombe (adatta per i sapori più intensi, come il cioccolato): questo metodo non prevede l’aggiunta di gelificanti, dal momento che il burro di cacao, portato alla temperatura di 4° C, permette di ottenere una mousse stabile. Inoltre optando per una mousse al bicchiere, ho saltato il passaggio in freezer, e l’ho fatta raffreddare soltanto in frigo.

Note su Skianto
– Uno spettacolo di e con Filippo Timi
e con Andrea Di Donna voce e chitarra
luci Gigi Saccomandi
costumi  Fabio Zambernardi
Produzione Teatro Franco Parenti / Teatro Stabile dell’Umbria
Durata 80 MINUTI
– Testo teatrale venduto in ebook

Trailer dello spettacolo qui.

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