Racconti: il Salone del Libro, ovvero il mio paese delle meraviglie

SalTo16

Il Salone Internazionale del Libro è un evento a cui non posso proprio mancare: ogni anno, almeno uno dei cinque giorni dedicati alla kermesse, devo concedermi una gita al Lingotto Fiere di Torino. Entrare in quel mondo pieno di libri è un’esperienza che tutte le volte regala emozioni grandi così!

Quest’anno sono riuscita ad andare giovedì e domenica, ieri. Attenzione, però, quello che segue non sarà un racconto fatto di numeri, di resoconti dettagliati e imparziali. Non troverete critiche sulle code, anche perché non me ne lamenterei mai: ci sono tanti modi per ingannare l’attesa…come leggere un libro, guarda un po’! Non parlerò della presenza di personaggi che con i libri c’entravano ben poco. Non biasimerò nemmeno la presenza di cooking show che mi lasciano sempre piuttosto perplessa, nonostante sia una cuoca e nonostante sia una cuoca che ama follemente il connubio tra cibo e libri. No, non lo farò, perché oggi sono felice e non mi va di scrivere nulla di negativo. Oggi voglio narrare quello che è stato il mio Salone, perché quando sono tra i libri mi sento come una bambina in un gigantesco negozio di giocattoli, perché ieri e giovedì ero Alice e il Salone del Libro era il mio Paese delle Meraviglie.

Giovedì, in Sala Romania, ho assistito alla presentazione dell’ultimo libro di Matteo Strukul (autore padovano di cui ho già letto la saga di Mila Zago, della quale vi consiglio la lettura, se amate il genere pulp): Il sangue dei Baroni, pubblicato da Fanucci editore, è un thriller, ambientato in una fittizia ma verosimile università di Padova, attraverso il quale viene mostrata, citando le parole dello scrittore, “un’istantanea del mondo accademico con alcuni dei suoi vizi”. Una commedia nera, che persegue l’intento di raccontare problemi attuali, quotidiani, come lo è il potere del baronato nell’ambiente universitario.

Non avendolo ancora letto, chiudo riportando le autorevoli parole di Joe R. Lansdale: “Matteo Strukul è una delle voci più importanti del nuovo noir italiano: dovete assolutamente leggerlo”.

Nella seconda giornata, invece, sono due gli eventi a cui ho assistito, entrambi con la presenza di uno dei miei scrittori preferiti: Massimo Carlotto.

Il primo, nello stand de Il Libraio.it, era dedicato alle Letture indimenticabili, ovvero quelle letture che in qualche modo hanno segnato la vita di un lettore: Massimo Carlotto, Paolo Nori, Fabio Geda e la libraria Serena Casini hanno parlato dei libri che hanno rappresentato un momento importante nella loro vita. Trovo sia sempre molto interessante sentire il punto di vista da lettore di uno scrittore e da un incontro di tal genere non si può che uscire arricchiti.

Lo staff de Il Libraio invitava, tra l’altro, a scrivere la propria lettura indimenticabile su un post-it e condividerla sul muro dedicato all’iniziativa.

La mia lettura indimenticabile è Ulisse di James Joyce, perché ha rappresentato una notevole svolta nella mia vita di lettrice, ma questa è un’altra storia…

Il secondo evento a cui ho partecipato è Il blues dell’Alligatore, un meraviglioso reading musicale, dedicato a Marco Buratti alias l’Alligatore, investigatore senza licenza, dal cuore fuorilegge, amante del blues e del Calvados. Massimo Carlotto, nei panni del suo personaggio, ha letto un testo adattato dalla serie alligatoriana. Accanto allo scrittore, Maurizio Camardi, bravissimo sassofonista, amico di una vita, presente anche nei romanzi, e Francesco Garolfi, musicista di una maestria eccezionale. Parole e blues si sono mescolati, regalando agli spettatori un’atmosfera magica e colma di emozione.

Non sono solo gli eventi e gli stand degli editori, tra cui vagare, a rendere speciale un Salone, ma anche i tanti piacevoli incontri, le chiacchierate, le strette di mano a persone piacevoli, tra cui Maria Anna Patti, ideatrice del profilo twitter CasaLettori, e Colomba Rossi curatrice della collana Sabot/age. Il tutto in compagnia di mia cognata Carla, con cui condivido sempre questi bellissimi momenti.

Come si nota dalla prima foto, oltre al romanzo di Strukul, ho acquistato altri tre libri:

L’incantesimo delle civette di Amedeo La Mattina, edizioni e/o, nel cui stand non si può fare a meno di passare, perché l’umiltà delle persone che vi lavorano ti fa sentire a casa.

Il libro è ambientato a Partinico, nell’estate del 1967, quando arriva Damiano Damiani per girare il film Il giorno della Civetta, insieme agli attori Franco Nero e Claudia Cardinale, diva del cinema italiano, bellissima, di cui Luca, un ragazzo di quattordici anni del paesino, si innamora perdutamente.

Le sultane di Marilù Oliva (elliot edizioni), autrice bolognese, di cui avevo già letto Lo zoo e con cui ho avuto il piacere di fare due chiacchiere.

Il romanzo racconta le vicende di tre donne anziane, diverse tra loro ma legate da amicizia, che combattono contro un mondo costruito a misura della giovinezza e che, a un certo punto, si trovano di fronte a un’inevitabile svolta.

Dalla copertina: “Una storia irresistibile di amicizia, solitudine, rivincite e desideri inconfessabili, tra sorrisi amari e atmosfere noir”.

Napoli in un orto di Rosa Orfitelli, pubblicato da Marotta&Cafiero editori, una casa editrice indipendente gestita da giovani di Scampia, quartiere di Napoli noto purtroppo per fatti di Camorra.

Riporto direttamente le parole prese dal sito, per spiegarne la filosofia, che credo si percepisca non appena ci si avvicini allo stand e si sfoglino i libri esposti:

“[…] un’impresa culturale, politica, che si occupa dei problemi del suo tempo, che utilizza la carta stampata come strumento di cambiamento delle coscienze e della società. Crediamo nel potere dei libri, nelle parole capaci di resistere ai soprusi, di distruggere l’oppressione delle mafie, di spezzare le catene dell’economia imperialista che mercifica oggetti, uomini e idee.
[…]
Questa giovane realtà imprenditoriale della periferia napoletana crede fortemente in un verso del poeta Pablo Neruda: potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la Primavera.”

Quello che ho scelto è un piccolo libro di cucina, dove per ogni mese dell’anno è riportato un prodotto dell’orto, rigorosamente stagionale, accompagnato da una scheda di spiegazione e da una ricetta popolana partenopea.

Ora non mi resta che leggerli e, chissà, magari anche parlarne qui sul blog, in una delle rubriche letterarie.

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