Racconti: il mio #SalTo30

Tanto, troppo tempo è trascorso dall’ultima volta che ho scritto su questo mio povero blog trascurato. Quale occasione migliore per riprenderlo in mano se non il Salone Internazionale del Libro di Torino?
Edizione importante quella di quest’anno, non soltanto perché ricorreva il trentesimo anniversario, ma anche per le aspettative sul Salone rimesso a nuovo.
Facciamo un passo indietro: nel 2016 il Salone di Torino è stato sottoposto ad un’inchiesta, conclusa con l’arresto di quattro soggetti legati all’organizzazione logistica della fiera, che di certo non ha aiutato nella querelle che da molti anni vede Milano e Torino contendersi il Salone del libro.
Dopo qualche mese, l’annuncio dell’AIE: gli editori hanno deciso di lasciare il Lingotto Fiere per spostarsi a Fiera Milano Rho. Immediate le reazioni nel mondo culturale: prime fra tutti, molte case editrici hanno preso le distanze dalle parole del presidente dell’AIE, Federico Motta, confermando il loro sostegno a Torino, città che ha dato luce al Salone, senza nulla togliere a Milano, che però poteva già annoverare ben due eventi legati al libro e all’editoria.
Nei giorni successivi dibattiti, polemiche, tentativi di pacificazione, per giungere a una conclusione: il Salone rimarrà a Torino, con chi vorrà aderire, a Milano ce ne sarà semplicemente un altro.
Infine gli inarichi a due persone competenti, posate, adatte al Salone, in quanto evento culturale -e non soltanto kermesse editoriale-, due figure che hanno senz’altro dato un po’ di speranza a chi “tifava” per Torino: Massimo Bray presidente della Fondazione per il libro la musica e la cultura e Nicola Lagioia direttore culturale ed editoriale del Salone.
Personalmente ho temuto di perdere l’evento che ogni anno attendo con ansia, non posso negare di essermi sentita, come credo tantissimi altri lettori piemontesi, scippata di qualcosa di “mio”. Sembra infantile parlare in questi termini, certo: più fiere del libro ci sono in Italia, tanto meglio è per la lettura e la cultura del nostro popolo. Eppure le questioni economiche, che hanno mosso i grandi editori verso questo tentativo di furto, mi si conceda la parola, sono parse ai più davvero odiose: non si può ridurre il Salone a fiera commerciale, non si può ragionare solo in termini di numeri, di ingressi, di libri venduti; Torino è sempre stata impegnata per offrire un evento culturale a tutto tondo, dove ovviamente c’era la vendita negli stand, ma non lo ha mai ridotto a questo singolo aspetto. L’idea di spostarlo a Milano sembrava legarsi a quell’idea per cui con la cultura non si mangia e quindi bisogna a tutti i costi guadagnare con le vendite, dimenticando quanto invece sarebbe importante far capire che la cultura ha un ritorno di altro tipo, a lungo termine, molto più importante degli incassi.
E’ per questo che mi permetto di gioire, pur sapendo di essere infantile e forse arrogante, di fronte al record che questa edizione del Salone del Libro ha raggiunto, oltre ad ogni aspettativa, battendo Tempo di Libri, che sembra non sia stato all’altezza di ciò che i grandi editori si attendevano.
Mi si potrà controbattere che ci sono difetti di organizzazione, che c’erano prima e che ci sono stati quest’anno, ma a parte che l’ho sempre trovato ben organizzato (alcuni errori in un evento di tal portata sono secondo me fisiologici), posso rispondere ancora una volta in modo infantile? Non me ne importa un fico secco!
Da piemontese sono contenta di avere ancora il “mio” Salone e sono felice perché quest’anno è stato bellissimo, con incontri interessanti -tra cui ho dovuto inevitabilmente scegliere perché si sovrapponevano-, con spettacoli fuori dal salone, che avrebbero potuto costituire una manifestazione a sé, tanto era ricco il programma.
Sono felice perché sono potuta passare da quegli stand, che fanno sempre sentire ogni lettore a casa, e scoprirne di nuovi. Perché ho potuto chiacchierare con alcuni tra i miei autori preferiti. Perché è bellissimo percepire il legame che si crea tra scrittori di una piccola casa editrice e tu, lettore, ti trovi ad ascoltarli e vedere in loro caratteristiche che quasi ti rassicurano, come osservassi un gruppo di amici, una famiglia conosciuta.
Sono contenta perché hanno eliminato i cooking show, di cui mi sono lamentata più volte negli anni scorsi, per far posto ai dibattiti e ai libri, in un progetto, GasTrOnomica, ideato da Slow Food, per riflettere su una cultura del cibo, lasciando da parte la moda del cibo che aveva invaso anche il Salone.
Sono soddisfatta perché non mi importa delle code: sono occasioni per leggere, per chiacchierare con altri lettori, scambiarsi consigli di lettura, guardarsi intorno e vedere tanti ragazzi giovanissimi sorridere e parlare con borse piene di libri in mano, pensare che in fondo possiamo essere ottimisti e che l’Italia non è poi tanto male.
Sono felice perché, come sempre, quando passeggio tra gli stand, quando sfoglio e scelgo i libri da portarmi a casa, la mente si svuota ed io sto davvero bene.

Salone Off – Ex Incet – Blues per cuori fuorilegge reading musicale dall’Alligatore, con Massimo Carlotto, Maurizio Camardi e Francesco Garolfi

 

Serialità e giallo – Incontro con Malvaldi, Recami, Giménez-Bartlett, Robecchi, Savatteri, Manzini, ed. Sellerio


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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paolo Albera ha detto:

    ma gioiamo pure 🙂

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  2. saporidielisa ha detto:

    Ma sì, infatti, gioiamo! 🙂

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