Di cibo e di libri

Ormai la gastronomia è di moda, si sa. Lo vediamo in tv, dove impazzano trasmissioni di cucina e dove non manca mai un momento dedicato ad essa, anche in trasmissioni dove si parla di tutt’altro. Il cuoco (o chi si crede tale) fa audience, non c’è altro da dire. Anche in campo librario avviene la stessa cosa e gli scaffali si riempiono di romanzi che come sfondo alle loro storie hanno proprio il tema gastronomico. Se inizialmente ero attratta da questi libri, ora mi trovo di fronte a troppi casi editoriali sfornati per far soldi, grazie a un rinnovato interesse per la cultura gastronomica, senza effettiva sostanza. I più datati (per così dire) sono quelli che alla fine mi sono piaciuti di più, se non altro perché hanno il merito di esser stati i primi. Successivamente sono usciti romanzi che facevano venire l’orticaria solo a sentirne pronunciare i titoli, tutti uguali, o a guardar le copertine, che sembravano fatte con lo stampo.
Non ho la pretesa di recensire, perché non ne ho le capacità né le intenzioni: quel che voglio con questa rubrica, è scovare letture che meritano, se non dal punto di vista letterario almeno da quello delle ricette che corredano il romanzo, che talvolta hanno il pregio di richiamare tradizioni di famiglia o di terre lontane, di far immaginare profumi e sapori.
Accanto al consiglio di lettura, una ricetta, tratta o ispirata dal libro.